Il 23 novembre, nella sala convegni della Città dell’Altra Economia, si è tenuto l’incontro “Dare forma alla partecipazione“. Una nuova tappa della roadmap del progetto Roma Smart City proposto dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione.

Intervento di Felice Zingarelli aka FelynX – #RomaPirata

(guarda la galleria fotografica)

Primo punto: partecipazione dei cittadini, elemento fondante della Smart City.

A mio avviso quella odierna è una delle tappe principali di questa roadmap, vediamo perché.

Prendo come spunto di partenza l’intervento di Alessandra Valastro (Università di Perugia), che a proposito della partecipazione sottolinea la presenza in questa sala dei tre soggetti principali: Amministrazione, Università/ricerca e società civile.

Nell’ambito più vasto del paradigma Smart City, aggiungo un quarto elemento: l’impresa.

Tra questi soggetti ce ne sono alcuni più deboli di altri.

La parte politica, eletta con maggioranza, ma con un’astensionismo ormai vicino al 50%. Considerando anche i non elettori (giovani), la maggioranza delle varie amministrazioni sono sostenute da una quota di cittadini intorno al 20-25% di tutta la popolazione.

Una politica sempre più in crisi e sulla difensiva, dovendo affrontare malcontento e sfiducia, spesso trattati come problemi di ordine pubblico.

La scuola pubblica e la ricerca sempre più indebolite economicamente e delegittimate.

Un’impresa sempre più aggressiva, in un sistema le cui redini sono sempre più in mano al mondo della finanza. Lo stakeholder più interessato e pronto a intercettare i finanziamenti destinati alle Smart City.

La società civile. La parte cui spetta il compito principale di vigilare sul nuovo modello di sviluppo che passa sotto il nome/paradigma di Smart City, che rischia di diventare il veicolo tramite cui potenziare gli strumenti di controllo in forma generalizzata sulla popolazione e potenziare il potere delle imprese a discapito dell’Amministrazione Pubblica.

La società civile è la parte in causa cui spetta il compito di indirizzare un cambio di rotta, proponendo un ripensamento del modello organizzativo gerarchico e autoreferenziale, tipico delle nostre amministrazioni pubbliche, a favore di un sistema reticolare fondato su community aperte e interconnesse.

Secondo punto: la partecipazione nell’amministrazione capitolina.

Qui lo spunto di partenza è l’intervento di Nello Iacono (Vicepresidente e fondatore dell’Associazione Stati Generali dell’Innovazione) aggiungendo elementi alla constatazione che a Roma, a parte casi isolati, l’unica sistematizzazione dei processi di partecipazione è quella in ambito urbanistico.

Partecipazione regolata dalla Delibera di C.C. n. 57 del 2 marzo 2006 in virtù di quanto previsto dalle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale.

Tale regolamento, a 7 anni di distanza, rimane ancora non del tutto attuato nella sua parte più importante di dialogo con la cittadinanza e di civic engagement, quella che riguarda l’istituzione della Casa della Città e relative declinazioni municipali.

Un spazio, un ambiente sociale, nel quale realizzare brainstorming urbano che possa generare valore, dove confrontare le esigenze della cittadinanza con gli obiettivi dell’amministrazione e in cui coltivare lo spirito di appartenenza, l’empatia e la condivisione di valori e obiettivi.

Un regolamento che, tra l’altro, non risponde totalmente ai valori fondanti individuati tramite un confronto internazionale durato due anni dall’International Association for Public Participation.

Terzo punto: LiquidFeedback, l’assemblea permanente online

E così giungo finalmente al punto sul quale mi è stato chiesto di intervenire da Carlo Infante, “shaker” dell’incontro (Urban Experience e Associazione Stati Generali dell’Innovazione).

Il Partito Pirata è tra i casi più emblematici di smart community, perché si tratta di una community di carattere mondiale che ha sviluppato al suo interno un software, LiquidFeedback, per permettere a tutti di partecipare ad ogni genere di decisione. Dalla strutturazione di proposte politiche e proposte di Legge, alla definizione di regolamento interno, di cariche e iniziative.

In sostanza uno strumento tramite cui poter concretizzare un modello di smart governance superando il modello di rappresentanza. Uno strumento social in grado di andare molto oltre la misurazione del soddisfacimento della cittadinanza alle politiche pubbliche adottate tramite il numero dei Like.

La metafora su cui si basa LiquidFeedback è quella dell’assemblea permanente, un metodo praticato dai movimenti degli anni 60, per dare a tutti la possibilità di partecipare, senza un leader, sulla base della pretesa di tutta una generazione di non essere ignorata in politica.

L’assemblea permanente originaria non risulta comunque molto soddisfacente perché genera l’effetto di “dittatura degli attivi”. Ovvero, c’è una predominanza di chi ha maggior disponibilità di tempo per partecipare ai dibattiti, nella determinazione delle decisioni.

La possibilità di riprodurre l’assemblea in rete con LiquidFeedback risolve questa carenza grazie ad una maggior flessibilità negli orari e maggior possibilità di strutturare (configurare) temi differenti d’interesse, concretizzando in intelligenza connettiva (Derrick de Kerckhove) il concetto di intelligenza collettiva.

Un’altra caratteristica interessante di LiquidFeedback sta nell’implementazione flessibile dell’uso di deleghe, lasciando ad ogni partecipante la libertà di usarle o meno, attribuirle o revocarle in qualsiasi momento, a qualsiasi livello della gerarchia delle discussioni. Il sistema quindi lascia la libertà ad ogni persona di adottare un metodo di democrazia diretta o rappresentativa (da ciò il nome ‘Democrazia liquida‘ dando a tutti la possibilità di avere voce in capitolo.

liquid-democracy

Il software LiquidFeedback, oltre che dal Partito Pirata, viene usato oggi da molte strutture e in situazioni differenti: TuParlamento, progetto per la regione Lombardia (Umberto Ambrosoli), M5S Lazio e altre istanze locali del movimento, Servizio Pubblico (Michele Santoro), Slow Food (Germania).

I dibattiti in LiquidFeedback seguono quattro fasi:

1. Nuovo. Il nuovo tema, nel lasso di tempo definito, deve superare un quorum per risultare di interesse e proseguire attraverso le altre fasi;

2. Dibattito. Si possono dare suggerimenti, proporre emendamenti, si raccolgono consensi e, in alternativa alla proposta principale, si possono fare controproposte integrali;

3. Verifica. Le proposte sono congelate ma si può ancora esprimere supporto e solo le proposte che superano il quorum accedono all’ultima fase;

4. Voto. Avviene secondo il metodo Schulze, che permette di esprimere le preferenze esatte riguardo alle proposte, mettendole in ordine di gradimento.

Tutti i parametri del software sono configurabili (tempi, livelli di quorum, aree, sezioni), ma uno degli elementi di particolare interesse è l’algoritmo adottato per il voto, il metodo Schulze. Un sistema di valutazione dei voti sviluppato nel 1997 da Markus Schulze (considerato una variante del metodo di Condorcet).

Con tale sistema viene selezionato un singolo o una lista di vincitori utilizzando i voti di preferenza, massimizzando (dal punto di vista matematico) il livello di soddisfazione dei votanti.

Advertisements